
Gentile Collega,
in queste settimane di confronto per le primarie al COA di Roma sto raccogliendo idee, critiche, preoccupazioni e speranze sul futuro della nostra professione.
Credo che oggi serva il coraggio di uscire da un modo troppo ortodosso di affrontare i nostri problemi. Diversamente si rischia di restare prigionieri di una politica forense che, da troppo tempo, ripropone gli stessi equilibri e gli stessi schemi, spesso più concentrati — da tutte le parti — sulla conservazione di spazi di potere che sulla reale rappresentanza dell’Avvocatura.
Da anni porto avanti battaglie, tra cui quella sull’eccessivo costo delle spese di giustizia, nella convinzione che l’accesso alla tutela giurisdizionale e la dignità professionale debbano essere concretamente difesi e non soltanto evocati nei principi.
Ed è anche da questi presupposti che nasce una riflessione che credo meriti attenzione: il sistema degli esposti disciplinari funziona in modo equilibrato?
Naturalmente nessuno mette in discussione la necessità di garantire la possibilità di segnalare comportamenti gravi o lesivi della dignità professionale.
Resta però evidente come, troppo spesso, gli esposti disciplinari diventino strumenti impropri di pressione, di conflitto personale, o vengano utilizzati per evitare il pagamento di una parcella o come forme di aggressione professionale.
Un esposto disciplinare può essere trasmesso via mail e con modalità estremamente semplici, senza costi e senza reali filtri; e all’esito dello stesso non vi è alcuna condanna alle spese legali, né alcuna forma di ristoro per il tempo perso, per le energie consumate e per i patemi subiti.
Quando un Collega viene coinvolto — magari del tutto infondatamente — affronta comunque mesi o anni di preoccupazioni, memorie difensive, tempo sottratto al lavoro, danni reputazionali e costi indiretti enormi.
Per queste ragioni credo sia arrivato il momento di aprire una riflessione seria, libera da pregiudizi e da ipocrisie.
Forse qualcuno riterrà questa riflessione scomoda, ma appare difficile ignorare la sproporzione tra i costi, i rischi economici e le responsabilità che accompagnano le iniziative giudiziarie ordinarie — anche quando finalizzate alla tutela di diritti fondamentali — e l’assenza di qualunque forma minima di responsabilizzazione nell’ambito degli esposti disciplinari, che pure possono avere effetti devastanti sulla vita professionale di un Avvocato.
Si potrebbe ragionare su un contributo iniziale, magari destinato al sostegno del sistema ordinistico o di servizi a favore dell’Avvocatura.
Si potrebbe immaginare un meccanismo di responsabilità nei casi manifestamente infondati o temerari.
E forse, più semplicemente, occorrerebbe smettere di considerare certi argomenti come tabù, aprendo finalmente un confronto serio anche sul tema della condanna alle spese nei procedimenti disciplinari, questione che richiederebbe evidentemente una riforma legislativa organica, capace di affrontare non solo il tema del terzo mandato delle cariche forensi, ma anche i problemi concreti che quotidianamente vivono gli Avvocati.
Non ho la presunzione di avere verità assolute, ma credo che non sia utile continuare a ripetere formule rassicuranti o custodire equilibri già scritti.
Serve invece il coraggio di porre problemi veri, anche quando sono scomodi, perché l’Avvocatura ha bisogno di idee nuove, libertà, indipendenza e responsabilità.
Ed è forse proprio dal fatto che certi argomenti restino troppo spesso senza un confronto aperto e senza una reale assunzione di responsabilità che nasce la crescente disillusione di tanti Colleghi e quella astensione che, ormai da anni, rappresenta la vera maggioranza del nostro Foro.
Bertolt Brecht diceva: “Chi combatte può perdere. Chi non combatte ha già perso”.
E forse oggi, più che mai, il compito dell’Avvocatura è proprio questo: non smettere mai di avere il coraggio di combattere le battaglie giuste, anche quando non sono “politicamente sicure”.
Mi impegnerò personalmente a tradurre queste riflessioni in una proposta concreta e rispondente alle esigenze dell’Avvocatura, confidando nel Tuo ausilio, anche in relazione all’esito delle primarie in corso per il COA di Roma e per le successive elezioni.
Rimango a disposizione e Ti lascio quindi alcune domande, un piccolo sondaggio, sulle quali mi piacerebbe conoscere il Tuo pensiero.
Un caro saluto,
Michele Bonetti
339 493 3412
Per ricevere gli esiti del sondaggio scrivimi all’indirizzo info@avvocatomichelebonetti.it