
Gentile Collega,
le recenti primarie per il COA si sono concluse con un risultato che mi vede al primo posto, sia per le preferenze espresse, sia nella classifica complessiva del percorso delle primarie con ben 1.537 punti. Ho raccolto il maggior consenso tra tutti i candidati, Colleghi già noti e nuovi volti della politica forense, ricevendo oltre il 60% delle preferenze complessive dei votanti.
Le primarie possono rappresentare un valore per tutto il Foro. Auspico che, nel tempo, possano evolvere in uno strumento sempre più aperto e trasparente, coerente con la funzione pubblicistica che l’Avvocatura svolge.
In questa prospettiva, la segretezza del voto resta un principio essenziale. Favorire la libertà di scelta e rafforzare la fiducia nelle modalità di voto può contribuire ad accrescere l’autorevolezza di questo percorso.
Il dato che emerge dalle primarie, è una forte volontà di rinnovamento da parte della categoria e credo che questo debba tradursi anche in una rappresentanza capace di interpretare con maggiore attenzione le esigenze dell’Avvocatura.
Questa esigenza ha ricadute molto concrete sulla tutela della professione; in questi giorni, ad esempio, la Commissione Giustizia della Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge di riforma dell’ordinamento dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, ha approvato un emendamento che inserisce l’ambito “giuslavoristico” tra le attività tipiche del commercialista.
Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti si giustifica precisando che non si tratterebbe dell’attribuzione di nuove competenze, bensì del riconoscimento normativo di attività già oggi consentite dall’art. 1 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, il quale prevede, però, che i meri adempimenti in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale possano essere svolti, oltre che dai Consulenti del Lavoro, anche dai Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.
Al di là della qualificazione formale, il dato merita una riflessione in quanto non trattasi solo di adempimenti; se il legislatore inserisce il giuslavoro tra le attività tipiche del commercialista, compie inevitabilmente anche una scelta di politica legislativa e di riconoscimento professionale.
Ed è allora lecito domandarsi, mentre altre professioni si organizzano, avanzano istanze e vedono progressivamente consolidati e ampliati i propri ambiti di attività, qual è la posizione dell’Avvocatura? Qual è il segnale che intendiamo dare quando il perimetro delle nostre competenze rischia di essere progressivamente ridefinito e ridotto?
Non si tratta di contrapporre professioni diverse, tutte meritevoli di rispetto e tutte chiamate a svolgere una funzione importante. Si tratta, piuttosto, di capire se l’Avvocatura sia ancora capace di tutelare con determinazione il proprio ruolo e di rappresentare le proprie ragioni.
I Consulenti del Lavoro, in merito alla riforma, hanno subito espresso la propria posizione e le proprie perplessità. E gli Avvocati, ancor più direttamente toccati da tale proposta? Oggi si discute del giuslavoro. Domani, quale sarà il prossimo ambito in cui si assisterà a un ulteriore ridimensionamento del ruolo dell’Avvocatura?
Dobbiamo cambiare, ma dobbiamo anche difendere ciò che abbiamo costruito.
L’Avvocatura deve ritrovare forza, deve rinnovarsi, non battersi per le proroghe delle nostre cariche consiliari e per permettere loro di fare anche un terzo mandato; la nostra Avvocatura deve tornare a essere protagonista e deve tutelare la propria funzione sociale e il futuro della professione.
Michele Bonetti
3394933412