
Care Colleghe, cari Colleghi,
in questi mesi di confronto, dalle elezioni congressuali alle primarie per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine, ho ascoltato molte voci, esperienze e ferite professionali.
Chi esercita la nostra professione si confronta ogni giorno con rinvii di udienza a volte abnormi, ritardi, disfunzioni, atti illegittimi e prassi incomprensibili. A volte si tratta di semplice maleducazione istituzionale; altre, di vere e proprie prevaricazioni che incidono sul diritto di difesa, sulla dignità dell’avvocato e sulla qualità della giurisdizione.
Non parlo di una contrapposizione tra Avvocatura e Magistratura. La giustizia si tutela attraverso rispetto, equilibrio, correttezza e responsabilità da parte di tutti i suoi protagonisti.
Molti Colleghi segnalano, spesso con amarezza e timore, criticità ricorrenti: scarsa considerazione del ruolo della difesa, atteggiamenti percepiti come arroganti o mortificanti, pregiudizi verso determinate cause o difensori, uso delle spese di lite e delle sanzioni processuali con finalità deterrenti e punitive, nonché difficoltà nel denunciare comportamenti scorretti per paura di ripercussioni.
È necessario affrontare queste segnalazioni con prudenza e rigore, ma senza relegarle al silenzio o alla rassegnazione. Troppi episodi, reali o percepiti, restano sommersi, soprattutto nei settori più specialistici, tra i Colleghi più giovani o tra chi teme di esporsi perché continua a operare davanti agli stessi uffici giudiziari.
Questo silenzio non tutela nessuno: impedisce di distinguere le doglianze infondate dai fatti reali, gli episodi isolati dalle criticità sistemiche e, così facendo, non giova né all’Avvocatura, né ai cittadini, né alla stessa Magistratura.
Per questo ritengo che il prossimo Consiglio dell’Ordine debba promuovere e realizzare un Ufficio o Osservatorio permanente dedicato alle denunce disciplinari al CSM e segnalazioni sul funzionamento della giustizia e sul rispetto del diritto di difesa.
Un organismo che garantisca anche la riservatezza del denunciante, garantista e non punitivo, incaricato di raccogliere segnalazioni circostanziate, verificarne la fondatezza, individuare eventuali ricorrenze e, quando necessario, attivare interlocuzioni istituzionali con i capi degli uffici giudiziari, il Consiglio Giudiziario, il CSM, il Ministero della Giustizia o gli organi disciplinari competenti.
Non uno strumento di scontro o di denuncia indiscriminata, ma uno strumento di civiltà istituzionale: un luogo tecnico in cui l’Avvocato non sia lasciato solo, le segnalazioni vengano valutate con metodo e le criticità possano trasformarsi in confronto, proposta e miglioramento, valorizzando al contempo le buone prassi.
Dobbiamo affermare un principio semplice: il rispetto dell’Avvocato non è una concessione personale del giudice, ma una condizione essenziale della giurisdizione.
Quando viene mortificata la difesa, non è colpito soltanto il singolo professionista: si indebolisce il diritto del cittadino a essere ascoltato, rappresentato e tutelato.
Giudice e Avvocato non sono avversari istituzionali, ma soggetti autonomi e complementari, entrambi indispensabili alla giustizia. Proprio per questo il loro rapporto deve fondarsi su dignità, equilibrio e reciproco rispetto.
La mia idea di Foro che intendo portare avanti nelle primarie per la candidatura al COA è quella di una comunità che non urla ma non tace, che non aggredisce ma non subisce, che non cerca vendette ma pretende rispetto, capace di dialogare con la Magistratura senza complessi di inferiorità.
Perché una giustizia autorevole nasce anche dalla consapevolezza che la toga dell’Avvocato e quella del Magistrato appartengono allo stesso orizzonte costituzionale e che nessuna delle due può pretendere di sovrastare l’altra.
La rivoluzione gentile è il coraggio di cambiare le cose senza diventare ciò che si combatte.
Michele Bonetti
339 493 3412