
Gentile Collega,
ho letto l’ultimissimo Rapporto Cassa Forense-Censis 2026, appena pubblicato e che Vi allego, e credo rappresenti una fotografia autentica dello stato economico, sociale e umano della nostra professione.
Dietro i numeri emerge un’avvocatura che continua a produrre valore, competenze e presidio di legalità, ma che vive anche una fatica profonda. Nel 2025 gli iscritti alla Cassa Forense sono scesi a 228.641, con un saldo negativo di 2.849 unità. Ma il dato forse più significativo è che, per il secondo anno consecutivo, la fuoriuscita dalla professione colpisce soprattutto le donne.
Per anni abbiamo considerato la crescita della presenza femminile nell’avvocatura come il segno di una modernizzazione irreversibile. Oggi, invece, il Rapporto ci dice qualcosa di più complesso: le donne entrano nella professione, ma troppo spesso non riescono a restarci.
Le avvocate continuano infatti ad avere una percezione più critica della propria condizione lavorativa rispetto agli uomini: il 21,8% definisce la propria situazione “molto critica”, contro il 15,5% degli uomini.
Accanto al divario di genere emerge poi un altro tema centrale: il divario territoriale. Il Sud e le Isole sono le aree in cui prevale maggiormente il pessimismo sul futuro della professione. Dietro questo dato vi sono compensi insufficienti, tempi della giustizia incompatibili con la sostenibilità degli studi, costi crescenti e difficoltà strutturali che la politica forense non può più ignorare.
Eppure il Rapporto contiene anche un messaggio molto chiaro: gli avvocati non chiedono privilegi. Chiedono strumenti per continuare a svolgere dignitosamente la professione. Non a caso il 38,5% degli intervistati ritiene prioritario rafforzare il welfare forense a sostegno degli iscritti più fragili.
È un tema che riguarda tutti noi, perché significa offrire un sostegno concreto ai giovani professionisti, garantire la tutela della maternità e assicurare supporto nei momenti di malattia o difficoltà. Significa anche rendere davvero accessibili la formazione tecnologica e l’intelligenza artificiale ai piccoli studi, evitando che il futuro professionale di un avvocato dipenda esclusivamente dalle condizioni economiche di partenza.
Nel Rapporto vi sono anche dati importanti sul nostro distretto: Roma continua ad essere uno dei principali poli dell’avvocatura italiana per numero di iscritti e volume reddituale, ma proprio per questo ha una responsabilità ancora maggiore nel guidare una riflessione seria sul futuro della professione.
Perché Roma non può limitarsi ad amministrare l’esistente. Deve tornare ad essere una guida culturale dell’avvocatura italiana.
Io credo che serva una nuova stagione di rappresentanza forense: meno autoreferenziale e più vicina alla realtà quotidiana di tutti gli studi legali.
Ed è anche questo il senso delle primarie dell’Ordine che stiamo vivendo in queste settimane: non una semplice competizione, ma l’occasione per decidere quale idea di avvocatura vogliamo costruire per i prossimi anni.
Perché il vero rischio oggi non è soltanto il calo degli iscritti. Il vero rischio è che l’avvocatura perda fiducia in sé stessa. E quando una professione perde fiducia nella propria funzione, lentamente smette anche di rappresentare un presidio forte di libertà, diritti ed equilibrio democratico. Per questo il futuro dell’avvocatura non riguarda soltanto noi avvocati.
Riguarda la qualità della giustizia nel nostro Paese. Riguarda il diritto dei cittadini ad avere una difesa libera, competente e indipendente.
Ed è da qui che dobbiamo ripartire: dalla dignità della professione, dalla forza della nostra comunità forense e dal coraggio di immaginare un Ordine più vicino ai colleghi, più moderno, più umano.
Roma ha il dovere di guidare questa stagione.
P.s. Per costruire proposte concrete e realmente vicine alle esigenze della nostra comunità forense, Vi chiedo pochi minuti per partecipare a un breve sondaggio anonimo che riporto di seguito insieme al link per leggere il Rapporto sull’Avvocatura 2026 frutto della collaborazione tra Cassa Forense e Censis.
Con passione, senso delle istituzioni e responsabilità.
Michele Bonetti
339 493 3412
Per ricevere gli esiti del sondaggio scrivimi all’indirizzo info@avvocatomichelebonetti.it